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giovedì 13 settembre 2012

“MA ALLORA COSA MANGI? ERBA?” – LA PREFAZIONE DI LUCIANA BARONI AL LIBRO DI GIUSEPPE COCO “IL PASTO GENTILE

“Ma allora cosa mangi? Erba?” – la prefazione di Luciana Baroni al libro di Giuseppe Coco “Il pasto gentile

La dottoressa Luciana Baroni, Presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana-SSNV, ha scritto alcune interessanti riflessioni sul tema dell’alimentazione. Ne riportiamo un estratto, il testo completo è disponibile sul portale e può essere ripreso liberamente citando la fonte ©Infinito edizioni 2012

Secondo uno dei principali dizionari della Lingua Italiana, il Sabatini- Coletti, il termine “gentile”, comunemente utilizzato come aggettivo, qualifica il gesto di chi “è capace di sentimenti nobili ed elevati”. Tuttavia, presso gli antichi cristiani, era utilizzato anche come sostantivo: veniva indicato come “gentile” chi professava la religione pagana.
Ecco quindi che emerge la raffinatezza del titolo del libro di Giuseppe Coco, che ha in sé sia una logica di non-violenza a 360 gradi sia il concetto che non alimentarsi di cibi animali (dieta vegana, appunto) è ancora nell’immaginario collettivo considerato una sorta di “pratica pagana”, in quanto non allineata con quello che è il comune agire e pensare.
Scegliere il veganismo, che abbraccia la non violenza verso gli animali in tutti gli aspetti della vita quotidiana, e quindi non utilizzare alcun prodotto (cibo, cosmetici, vestiti) che derivi dallo sfruttamento e dalla sofferenza di altri esseri viventi, gli animali non umani, è infatti una condotta di amore e di rispetto, che permette a chi la applica di vivere in sintonia con il resto
del creato.
Propagandata dai mass media più clementi come una rinuncia ingiustificata (ma chi rinuncia e a cosa? Io quando ho fatto questa scelta ho rinunciato all’esercizio indiretto della violenza!), per molti opinionisti, alcuni dei quali si fregiano anche del titolo di nutrizionista, si tratta dal punto di vista alimentare di un regime squilibrato e responsabile di sicure e inevitabili carenze
che danneggeranno la salute di chi lo adotta.
Peccato che gli studi scientifici, che ormai sempre più più numerosi vengono pubblicati sull’argomento, da molti decenni si siano dedicati a valutare e composta in modo esclusivo o prevalente da cereali, legumi, verdura, frutta e frutta secca. Dal punto di vista salutistico, non c’è infatti differenza tra chi assuma una dieta vegana correttamente strutturata e chi invece introduca su questa base piccole quantità di cibi animali. La differenza è che nel primo caso la scelta è principalmente etica, e quindi altruistica, mentre nel secondo caso è salutistica, quindi principalmente egoistica.
Qualunque siano i motivi che portano a escludere – totalmente o parzialmente – i cibi animali dalla propria dieta, questo comporta un’importante modificazione della dieta stessa verso una composizione più salutare: molti carboidrati complessi, molte fibre, vitamine e fitocomposti ad azione benefica per la salute, pochi grassi e poco/niente colesterolo, poche/nessuna proteina animale. Caratteristiche che, nel loro complesso, provocano una riduzione del rischio delle più gravi e diffuse malattie croniche della società moderna: malattie cardiovascolari, ipertensione, sovrappeso-obesità, diabete e alcuni tipi di tumori.
Non va tuttavia trascurato il dato, che affiora con sempre maggior impeto, dei devastanti effetti sull’ambiente dell’allevamento degli animali destinati, come carne e o come altri loro prodotti, a diventare il cibo per l’uomo. E va pure considerato che una volta che si decida di non contribuire a questo sfacelo globale dei nostri ecosistemi, il limitare l’azione al solo
cibo permette all’industria agroalimentare di ricavare comunque profitto da quelli che sono i suoi by-products: pelle, lana, cuoio, materiali derivati da ossa e peli, eccetera.
Il vero protagonista di questo libro è però il cibo vegetale, e i suoi aspetti simbolici, filosofici e artistici. C’è quindi qualcosa in più di quello che comunemente si trova nei testi divulgativi sull’argomento e questo aggiunge valore e rende il testo una ricca, curiosa e distensiva lettura.
Le ricette vegane proposte, inoltre, permetteranno di aggiungere piacere e sapore al sapere. Condividere con altri un pasto “gentile” ci permetterà di esibire con maestria gli aspetti pratici che questa scelta di non violenza presuppone, e dimostrare quanto sia ingiustificata la domanda: “Ma allora cosa mangi? Erba?”.

Per informazioni, Infinito edizioni: 059/573079
Maria Cecilia Castagna: 320/3524918

“MA ALLORA COSA MANGI? ERBA?” – LA PREFAZIONE DI LUCIANA BARONI AL LIBRO DI GIUSEPPE COCO “IL PASTO GENTILE

“Ma allora cosa mangi? Erba?” – la prefazione di Luciana Baroni al libro di Giuseppe Coco “Il pasto gentile

La dottoressa Luciana Baroni, Presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana-SSNV, ha scritto alcune interessanti riflessioni sul tema dell’alimentazione. Ne riportiamo un estratto, il testo completo è disponibile sul portale e può essere ripreso liberamente citando la fonte ©Infinito edizioni 2012

Secondo uno dei principali dizionari della Lingua Italiana, il Sabatini- Coletti, il termine “gentile”, comunemente utilizzato come aggettivo, qualifica il gesto di chi “è capace di sentimenti nobili ed elevati”. Tuttavia, presso gli antichi cristiani, era utilizzato anche come sostantivo: veniva indicato come “gentile” chi professava la religione pagana.
Ecco quindi che emerge la raffinatezza del titolo del libro di Giuseppe Coco, che ha in sé sia una logica di non-violenza a 360 gradi sia il concetto che non alimentarsi di cibi animali (dieta vegana, appunto) è ancora nell’immaginario collettivo considerato una sorta di “pratica pagana”, in quanto non allineata con quello che è il comune agire e pensare.
Scegliere il veganismo, che abbraccia la non violenza verso gli animali in tutti gli aspetti della vita quotidiana, e quindi non utilizzare alcun prodotto (cibo, cosmetici, vestiti) che derivi dallo sfruttamento e dalla sofferenza di altri esseri viventi, gli animali non umani, è infatti una condotta di amore e di rispetto, che permette a chi la applica di vivere in sintonia con il resto
del creato.
Propagandata dai mass media più clementi come una rinuncia ingiustificata (ma chi rinuncia e a cosa? Io quando ho fatto questa scelta ho rinunciato all’esercizio indiretto della violenza!), per molti opinionisti, alcuni dei quali si fregiano anche del titolo di nutrizionista, si tratta dal punto di vista alimentare di un regime squilibrato e responsabile di sicure e inevitabili carenze
che danneggeranno la salute di chi lo adotta.
Peccato che gli studi scientifici, che ormai sempre più più numerosi vengono pubblicati sull’argomento, da molti decenni si siano dedicati a valutare e composta in modo esclusivo o prevalente da cereali, legumi, verdura, frutta e frutta secca. Dal punto di vista salutistico, non c’è infatti differenza tra chi assuma una dieta vegana correttamente strutturata e chi invece introduca su questa base piccole quantità di cibi animali. La differenza è che nel primo caso la scelta è principalmente etica, e quindi altruistica, mentre nel secondo caso è salutistica, quindi principalmente egoistica.
Qualunque siano i motivi che portano a escludere – totalmente o parzialmente – i cibi animali dalla propria dieta, questo comporta un’importante modificazione della dieta stessa verso una composizione più salutare: molti carboidrati complessi, molte fibre, vitamine e fitocomposti ad azione benefica per la salute, pochi grassi e poco/niente colesterolo, poche/nessuna proteina animale. Caratteristiche che, nel loro complesso, provocano una riduzione del rischio delle più gravi e diffuse malattie croniche della società moderna: malattie cardiovascolari, ipertensione, sovrappeso-obesità, diabete e alcuni tipi di tumori.
Non va tuttavia trascurato il dato, che affiora con sempre maggior impeto, dei devastanti effetti sull’ambiente dell’allevamento degli animali destinati, come carne e o come altri loro prodotti, a diventare il cibo per l’uomo. E va pure considerato che una volta che si decida di non contribuire a questo sfacelo globale dei nostri ecosistemi, il limitare l’azione al solo
cibo permette all’industria agroalimentare di ricavare comunque profitto da quelli che sono i suoi by-products: pelle, lana, cuoio, materiali derivati da ossa e peli, eccetera.
Il vero protagonista di questo libro è però il cibo vegetale, e i suoi aspetti simbolici, filosofici e artistici. C’è quindi qualcosa in più di quello che comunemente si trova nei testi divulgativi sull’argomento e questo aggiunge valore e rende il testo una ricca, curiosa e distensiva lettura.
Le ricette vegane proposte, inoltre, permetteranno di aggiungere piacere e sapore al sapere. Condividere con altri un pasto “gentile” ci permetterà di esibire con maestria gli aspetti pratici che questa scelta di non violenza presuppone, e dimostrare quanto sia ingiustificata la domanda: “Ma allora cosa mangi? Erba?”.

Per informazioni, Infinito edizioni: 059/573079
Maria Cecilia Castagna: 320/3524918

giovedì 10 maggio 2012

Infinito edizioni – Nuovo in libreria

(pag 142 € 12,00)
 Di Giuseppe Coco
Prefazione di Luciana Baroni
Introduzione di Lorenzo Guadagnucci


“Il protagonista di questo libro è il cibo vegetale, e i suoi aspetti simbolici, filosofici e artistici. C’è quindi qualcosa in più di quello che comunemente si trova nei testi divulgativi sull’argomento e questo aggiunge valore e rende il testo una ricca, curiosa e distensiva lettura”. (Luciana Baroni)

Che cosa c’è nel nostro piatto? Quanta crudeltà e violenza si cela dietro una frittata, un antipasto di mare, una cotoletta…! L’uomo addomestica la natura per favorire lo sviluppo di alcune piante a scapito di altre; con gli innesti modifica i frutti, grazie alla concimazione stimola la pianta a produrre di più. Con il supporto della tecnologia, della genetica e della chimica seleziona semi più resistenti e prodotti più gradevoli alla vista. Gli allevamenti intensivi provocano sulla terra un devastante impatto con la produzione di deiezioni, con l’elevato consumo di cereali e acqua. Che cosa accadrà se non cambiamo tutto questo?
“Nessun animale, nemmeno quello meglio trattato durante la sua esistenza nel migliore degli allevamenti biologici, desidera morire di morte violenta: di fronte al mattatoio tutti gli esseri senzienti – nessuno escluso – provano terrore e implorano soccorso. Non esistono, in quel contesto, differenze di alcun tipo. La fiaba della fattoria felice, con uomini e altri animali che convivono spensierati, è per l’appunto una fiaba, priva di qualsiasi riscontro nella realtà, se l’epilogo è l’uccisione per futili motivi di alcuni protagonisti della storia: e uccidere animali per nutrirsi o vestirsi, al giorno d’oggi, è un motivo futile, assolutamente non necessario”. (Lorenzo Guadagnucci)
“L'attitudine di chi aderisce alla “filosofia” vegana, è l'apertura: apertura al mondo, agli altri esseri umani, agli esseri viventi, alla natura che ci circonda. Apertura è il contrario dell'arroccamento su tradizioni e abitudini che si finisce per assimilare senza farsi domande; è il contrario dell'adesione conformista e irriflessiva ai comportamenti della maggioranza; è una propensione a riconoscere nell'altro una diversità preziosa, una soggettività con la quale confrontarsi, escludendo a priori ogni possibilità di gerarchia e sopraffazione”. (Lorenzo Guadagnucci)
“Scegliere uno stile di vita vegan nella pratica di tutti i giorni significa scegliere prodotti e servizi che non hanno comportato l’uccisione o lo sfruttamento degli animali. Significa evitare di partecipare a eventi, feste e altro basati sullo sfruttamento animale. Non si deve pensare a una vita di rinunce, ma basata su scelte diverse e consapevoli, grazie alle quali si scoprono nuove opportunità. Ci sono poi delle conseguenze ‘indirette’ da non sottovalutare. Seguire uno stile di vita vegan comporta un risparmio delle risorse della terra, significa inquinare meno, significa più cibo per tutti. Tutte motivazioni importanti, anche se quella fondamentale è non voler uccidere e sfruttare altri animali” (Dora Grieco)
L’autore
Giuseppe Coco, fisioterapista, appassionato di cucina, grazie alla formazione in Medicina Tradizionale tibetana ha approfondito il rapporto fra alimentazione vegana e salute.
In collaborazione con l’Accademia Internazionale per la Medicina Tradizionale Tibetana (IATTM) tiene i corsi di Karse Rigpa (Dietetica Tibetana).
Partecipa al primo gas vegano di Firenze (GasVegando) e con alcuni amici cura la trasmissione radiofonica Restiamo Animali (www.controradio.it).
Ha scritto Il tesoro della salute (Infinito edizioni, 2009) e, con Franco Battiato, Sowa Rigpa (Infinito edizioni, 2010).

Per informazioni, Infinito edizioni: 06/93162414
Maria Cecilia Castagna: 320/3524918