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lunedì 13 luglio 2015

"Le responsabilità e la giustizia", Carla Del Ponte per #MeseDellaMemoria

"Sulla piena responsabilità di Ratko Mladić nel genocidio di Srebrenica non ci sono attenuanti, ma il processo contro l’ex generale potrà fare luce sulla verità e chiarire eventuali corresponsabilità di quella che è e rimarrà per sempre una delle pagine più drammatiche dei fatti criminali nella moderna e democratica Europa. Giustizia per le vittime, i sopravvissuti e ancora, come a Norimberga, perché non si ripeta mai più, never again".

Carla Del Ponte
Magistrato, diplomatico, ex Procuratore Capo del Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia

venerdì 10 luglio 2015

Non posso dimenticare Srebrenica, Irfanka Pašagić per #MeseDellaMemoria

Srebrenica vent’anni dal genocidio è una città dove, malgra­do il male, ha vinto la vita. Le ferite però sono ancora troppo profonde: ammoniscono e richiamano alla mente ciò che c’è stato.
Non potete rimanere indifferenti se venite a Srebrenica.
Al ritorno, dovete portarvi dietro il peso della tragedia che poteva essere evitata, ma anche lo stupore per la bontà delle persone che incontrate. Due mondi diversi in uno.
Non posso dimenticare il luglio del 1995.
Non posso dimenticare le colonne di affamati, di dispersi. Non posso dimenticare il vuoto negli occhi dei bambini e delle madri, il doloroso aspettare e sperare che qualcuno dei membri della loro famiglia sarebbe arrivato vivo…
Non posso dimenticare l’orrore negli occhi di Tadeusz Mazowie­cki in una delle tende piantate nell’aeroporto Dubrave, vicino a Tuzla, dove erano state portate le donne e i bambini sopravvissuti, quando a voce bassa mi chiedeva se tutto quello che raccontavano di aver vissuto era vero e quando anch’io, messa a confronto con un tale indicibile crimine, che non potevo accettare, iniziavo a spe­rare che forse sì, forse non era proprio così. Penso di avergli anche risposto così… che forse non lo era…
Ancora oggi, camminando per Srebrenica, passando vicino a tan­te case vuote, davanti ai miei occhi vedo i volti sorridenti di quelli che non ci sono più.
E vedo la vergogna della comunità internazionale che poteva, ma non voleva.
E vedo gli occhi del mondo chiusi di fronte al dolore della ma­dre Hajra e di tante altre madri che nemmeno vent’anni dopo riescono a trovare le ossa dei propri figli uccisi e senza l’autoriz­zazione delle autorità della Repubblica Srpska neppure hanno il permesso di visitare i luoghi del loro calvario, almeno per lasciarci un mazzo di fiori.
Oggi, vent’anni dopo, ci sono ancora quelli che non vogliono sapere oppure negano che a Srebrenica sia stato commesso un genocidio.
Sono ancora troppi quelli che passeggiano liberamente per Sre­brenica e non dovrebbero. Per le morti di cui sono colpevoli, per il dolore che hanno causato, per il male che richiamano ancor’oggi…
Parlare di Srebrenica è difficile.

Irfanka Pašagić
Psichiatra, fondatrice di Tuzlanska Amica

lunedì 6 luglio 2015

#MeseDellaMemoria/04: Giuseppe Modica dedica il suo pensiero a #Srebrenica

Alto il sole, brucia slavo. Brilla il sudore al chiarore di un cielo terso, senza veli, senza nuvole a protezione, senza nessuna compassione. Srebrenica.
È l'undici luglio dell'anno 1995, io mi chiamo Suljo, sono jugoslavo, ho quarant'anni e, prima che l'inferno divorasse la mia città, lavoravo allo stabilimento termale del Monte Guber.
È l'undici luglio 1995 e ho una moglie, una figlia di quindici anni e un'altra che le sarà sempre più giovane di due anni. Sono bellissime: bionde come la madre, con gli occhi verdi come i miei e profumano di mela e di prugna. La "piccola" è diventata signorina l'altro ieri. Sul suo viso brillavano lo stupore, un po' di paura e la felicità di essere finalmente donna, come sua sorella.
È l'undici luglio 1995 e questo è il quarto anno di guerra. Da che è iniziata questa follia collettiva non ho ancora visto il nemico, non ho sentito l'odore del sangue mischiato alla terra, i miei occhi non hanno ancora incrociato una sola morte violenta. Certo, c'è l'orrore dentro i discorsi di Avdo, Emir, Mujo, i miei ex colleghi dei bagni termali, ma io penso che esagerino.
È l'undici luglio 1995 e a noi non succederà, con i serbi di qui siamo sempre andati d'accordo. Serbi... mi fa quasi sentire ridicolo usare questa parola: suvvia, noi siamo tutti Jugoslavi! Fratellanza e unità, è così che i nostri genitori partigiani ci hanno cresciuto. Siamo fratelli.
È l'undici luglio 1995 e i nostri fratelli sono penetrati nella mia città, Srebrenica. Fa molto caldo. In città sembrano tutti impazziti e serpeggia il terrore. La fame gioca brutti scherzi e, lo devo ammettere, non stiamo mangiando come dovremmo da ormai troppo tempo. La maggior parte della cittadinanza ha deciso di spostarsi alla base Onu di Potočari per chiedere protezione ai soldati olandesi del Dutchbat.
È l'undici luglio 1995 e sapevo che non era una buona idea venire qui. Siamo migliaia, non si respira e siamo stanchi, così stanchi da non riconoscerci neanche più fra di noi. Una voce squilla dagli altoparlanti per dirci che il generale Karremans, il comandante del Dutchbat, ha deciso di farci uscire.
"Uscite dalla base in gruppi da cinque e andate dai serbi che vi porteranno al sicuro".
Visto? Potevamo risparmiarci queste ore di agonia, stipati qui dentro come se fossimo carne da macello. Siamo uomini, siamo esseri umani. Dignità!
È l'undici luglio 1995 e siamo solo uomini. Siamo maschi, implotonati in gruppi di cinque, camminiamo stretti in un corridoio di mimetiche sdrucite. Ho paura. Ho dovuto abbandonare la mia famiglia. Sono preoccupato per le mie bimbe. Bimbe... oh, se mi sentissero... mi correggerebbero subito, un po' piccate: "Donne, papà, donne!". Ho paura per loro. Spero abbiano trovato un angolo quieto in cui rifugiarsi, in attesa del mio ritorno.
È l'undici luglio 1995 e i nostri fratelli ci spintonano coi calci dei loro fucili automatici e si sentono, sempre più vicini, spari, rantoli e urla di donne disperate. Non riesco a respirare, sono agitato, improvvisamente mi sono venuti crampi fortissimi alla pancia, ho la gola arsa e tremo.
Tremo di paura.
Mi fermo un attimo.
Mi giro indietro.
Vedo la base dell'Onu, vicina, dietro di noi.
Vedo la mia vita, dietro di me.
Odoro pericolo.
Annuso sciagura.
Mi volto nuovamente in avanti...
È l'undici luglio 1995 e mi volto nuovamente in avanti...e la prima e l'ultima cosa che vedo è una belva in mimetica che ha trovato la mia piccola e si è accorta che è diventata donna.
Non sento più nulla.
Sono sordo.
Non ho caldo.
Non sento stanchezza.
Vedo solamente, e non vorrei farlo.
Mi scaglio in avanti, verso la mia piccola, urlando.
Mi si squarcia il cuore. Mi esplode la testa, sotto il tocco feroce del piombo di un kalashnikov.
Cado.
Buio.
È l'undici luglio 1995 e sono morto oggi, guardando l'orrore. Le ultime immagini, quelle che mi hanno straziato l'anima, mi ripassano di continuo davanti agli occhi. Non mi è bastato morire, vedo ancora, anche qui sotto, sepolto da centinaia di altri corpi, di altri padri, di altri fratelli, di altri mariti, di altri figli. Alcuni li conosco, altri no, ma al fondo di una fossa imputridisce il nostro destino comune.
Risoluzione 819, risoluzione 824, risoluzione 836 e nessuno fece nulla.
Siamo morti, siamo sconosciuti, siamo i puntini di sospensione dopo 8.372...
Siamo gli zeri che definiscono l'abiezione della parola "genocidio".
Giuseppe Modica

giovedì 2 luglio 2015

#MeseDellaMemoria: le parole di Marco Travaglini

"Srebrenica, fine secolo

Ogni volta che torno da Srebrenica e da Potočari, porto con me le immagini del filmato che documenta lo sporco “lavoro” degli “Scorpioni”, delle truppe paramilitari d’assalto, delle milizie del boia Mladić. Si filmarono da soli, in preda a un delirio di onnipotenza, per testimoniare le loro nefandezze. Si vedono mentre inseguono i fuggiaschi nei boschi, puntando le armi su una fila di bosniaci disperati. Sanno cosa fare: prendono un uomo alla volta, lo portano in mezzo alla boscaglia, gli sparano. S’intuisce la loro richiesta prima di ogni esecuzione: “Guarda per terra”. Poter non guardare in faccia la propria vittima, hanno spiegato gli psicologi, è ciò che serve anche al più duro dei criminali per resistere allo stress di un genocidio. È una richiesta allucinante, come dire “ora ti sparo. Abbassa gli occhi e muori. Muori, ma non guardarmi”.
Le immagini scorrono nella fabbrica di batterie fredda e silenziosa, incollando gli sguardi allo schermo. Un silenzio che si fa ancora più assordante, spezzato di tanto in tanto da qualche rumore metallico (basta appoggiarsi o inciampare in qualche struttura per provocarlo e amplificarlo nel vuoto di questi enormi scatoloni di ferro e cemento). L’atmosfera è sempre pesante e la tensione diventa palpabile, densa. Un grumo di emozioni s’accumula e fatica a sciogliesi in uno stress emotivo. Viene il magone e in fondo è un atto liberatorio, un modo per espellere il veleno inoculato negli animi da queste immagini che non sono tratte da un film ma dalla testimonianza, diretta e cruda, di una realtà violenta e arrogante. Sembra di udire la voce profonda e un po’ rauca di Giovanni Lindo Ferretti. Ne immagino la faccia scavata, senza età mentre canta Memorie di una testa tagliata. Parole che fanno riflettere lì, a Srebrenica.
“Chi è che sa di che siamo capaci tutti, vanificato il limite oramai. Vanificato il limite, sotto occhi lontani, indifferenti e bui…Pomeriggio dolce assolato terso, sotto un cielo slavo del Sud. Slavo cielo del Sud non senza grazia”.
Un limite oltrepassato, calpestato, negato con un cinismo paragonabile solo alla pianificazione nazista dell’Olocausto. E tutto questo cinquant’anni dopo. Segno che la storia, troppe volte, non insegna niente, nonostante offra un infinità di occasioni su cui riflettere, da cui imparare. Quando si esce da quei capannoni è come s’uscisse da una tomba. Qui è il cuore della memoria rimossa dell’Europa, dove esiste un Islam europeo, ma è un’anomalia che disturba, nello schema dello scontro Oriente-Occidente.
Predrag Matvejević, scrittore e grande intellettuale balcanico, nato a Mostar, croato-bosniaco con cittadinanza italiana, un giorno scrisse: “Li hanno fatti fuori per questo. Sono una complessità intollerabile in un mondo fatto di bianco e nero. Oggi esiste solo l’Islam che spaventa. Dell’altro chi se ne frega. I musulmani dal volto umano al massimo si compatiscono, come quelli di Srebrenica. Chi se ne importa di un popolo che si fa massacrare e poi non mette nemmeno una bomba? E invece in Bosnia c’e un Islam europeo, che lascia le donne libere, le gonne corte, che accetta i matrimoni misti e quando c’è del buon vino lo beve, senza problemi. Una risorsa dimenticata, che si sarebbe potuta giocare contro i fondamentalisti”.
Pure e semplici verità che andrebbero considerate come antidoto al delirio del Califfato che preannuncia attacchi nei Balcani per “difendere i musulmani e terrorizzare gli infedeli”, richiamandosi proprio a Srebrenica".


Marco Travaglini

giovedì 4 giugno 2015

“La pace sia con voi”: la visita di papa Francesco a Sarajevo

È la riconciliazione il tema centrale del viaggio che porterà sabato 6 giugno papa Francesco a Sarajevo, cuore e capitale della Bosnia Erzegovina ferita nell’animo dalla guerra successiva alla dissoluzione della ex Jugoslavia.
Riconciliazione, normalità e futuro sono i desideri delle donne e degli uomini di Sarajevo che sulla loro pelle hanno pagato le conseguenze di una guerra con un assedio di oltre 1.350 giorni, 44 mesi, e che a vent’anni dal silenzio delle armi fanno ogni giorno i conti con quelli che sono, a livello nazionale e internazionale, I bastardi di Sarajevo. Il romanzo di Luca Leone presenta una città diversa da quella che vedono i turisti, una città animata da protagonisti spregiudicati e da vittime che soffrono in silenzio, giovani che manifestano per il loro futuro e un anziano e saggio Professore. Ognuno di loro ci porta nel suo cuore e ci fa conoscere i suoi Bastardi di Sarajevo. 

“Papa Francesco, con il suo messaggio di pace, va a infilarsi in un ginepraio politico tra i più fitti e pericolosi che ci siano in Europa. – è il commento di Leone – È indubbio il coraggio del Pontefice ed è evidente come quello che arriva dal Vaticano sia un importante messaggio di pace e di riconciliazione. Sarebbe potuto arrivare prima, ma si sa che purtroppo la diplomazia segue i suoi canali. Piuttosto preme sottolineare come, al di là del viaggio apostolico di papa Francesco, molto altro bolla in pentola, per quanto nelle ultime settimane abbiamo assistito a una vera e propria corsa al diniego. Gli argomenti all’ordine del giorno della diplomazia vaticana sono parecchi: la richiesta di terza Entità da parte della componente nazionale croato-bosniaca, il che la porterebbe a separarsi dalla componente musulmana, rendendo ancora più ingovernabile il Paese transgenico inventato di sana pianta a Dayton nel novembre 1995; le infiltrazioni crescenti e preoccupanti del mondo turco e saudita – dunque del sunnismo – nell’Entità della Federazione di Bosnia Erzegovina, e di quello russo ortodosso nell’Entità della Repubblica serba di Bosnia; la questione scottante del luna park della fede denominato Muđugorje e dei pessimi rapporti tra i locali francescani e la curia di Mostar, elementi che creano grande disagio in Vaticano e hanno più volte indotto a serie riflessioni papa Francesco (che, non a caso, più volte riferendosi a Muđugorje ha parlato di ‘Madonna postina’). Queste sono tutte questioni aperte che la diplomazia vaticana affronterà nelle stanze del potere sarajevese, mentre il Papa incontrerà la gente per la strada. Qualsiasi decisione sarà presa, il timore è che non sarà in linea con il tratto rivoluzionario di questo Papa coraggioso. È un rischio serio. Staremo a vedere. Quel che posso testimoniare in prima persona, essendo da poco rientrato da Sarajevo, è che i bosniaci hanno paura. Temono che a Sarajevo possa accadere qualcosa a questo bravo Papa e pregano ogni giorno affinché non accada. Speriamo che Francesco torni vivo e vegeto da Sarajevo e che la sua visita possa finalmente sbloccare un Paese vittima della corruzione più estrema e diffusa. Sul primo punto non ho dubbi. Sul secondo, onestamente, ne nutro molti…”, conclude l’autore, tra gli altri libri, de I bastardi di Sarajevo.

“Non è un giallo, quello di Leone. Il colore dominante de I bastardi di Sarajevo è il nero: non solo come genere letterario noir, quanto soprattutto come colore dell’umore del presente e prospettiva del futuro. La Sarajevo che Leone descrive è una Sarajevo ancora sotto assedio”. (Riccardo Noury)

“Al termine della lettura di questo libro, resta ancora uno spiraglio di luce per la disgraziata umanità bosniaca che, comunque, continua a resistere”. (Eldina Pleho)

L’autore
Luca Leone, giornalista professionista, è nato il 20 agosto 1970 ad Albano Laziale (Roma).
Ha scritto o scrive, tra gli altri, per Liberazione, Avvenimenti, Internazionale, Modus Vivendi, Il Venerdì di Repubblica, Popoli e Missione, Medici Senza Frontiere, Galatea, Vita, Misna.
Ha pubblicato:
- Infanzia negata, Prospettiva edizioni, Roma, 2003;
- Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo, Il Segno dei Gabrielli, Verona, 2004;
- Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza (a cura di), Sinnos editore, Roma, 2004;
- 
Srebrenica. I giorni della vergogna, Infinito edizioni, 2005 (quattro edizioni, 2005-2011);
- 
Il prode Ildebrando e la bella Beotonta, Infinito edizioni, 2005;
- 
Sotto il Mattone. L'avventura di cercare casa, Infinito edizioni, 2007;
- 
Uomini e belve. Storie dai Sud del mondo, Infinito edizioni, 2008;
- 100 ottime ragioni per non amare Roma, Infinito edizioni, 2010;
- Enzo, Infinito edizioni, 2010;
- Bosnia Express, Infinito edizioni (tre edizioni), 2010;
- Saluti da Sarajevo, Infinito edizioni, 2011;
- Mister sei miliardi, Infinito edizioni, 2012;
- Fare Editoria, Infinito edizioni, 2013;
- 
Le avventure dell'Agente Zero Zero Meh, Infinito edizioni, 2013 (solo digitale);
- 
I bastardi di Sarajevo, Infinito edizioni, 2014;
- Srebrenica. La giustizia negata (con Riccardo Noury), Infinito edizioni, 2015.

martedì 26 maggio 2015

26 MAGGIO 2011, L'ARRESTO DI RATKO MLADIC

Martedì 26 maggio ricorre il quarto anniversario dell’arresto di Ratko Mladić, generale e capo di stato maggiore dell’esercito dell’autoproclamata Repubblica Serba di Bosnia (Rs) durante la guerra del 1992-1995. Mladić era stato fermato dopo 16 anni di latitanza nel villaggio di Lazarevo, nel nord della Serbia e, nonostante fosse ricercato dal Tribunale per i crimini di guerra nell'ex-Jugoslavia (Tpi) con le accuse di genocidio, crimini contro l'umanità, violazione delle leggi di guerra durante l'assedio di Sarajevo e per il genocidio di Srebrenica, godeva della protezione e persino della pensione militare da parte dello Stato serbo.
Il processo di primo grado presso il Tpi è ancora in corso e si auspica che il verdetto possa arrivare entro la fine del 2015. Al momento, è previsto che il Tpi chiuda i suoi lavori alla fine del 2017.
Lo stupro etnico, una delle colpe di cui si è macchiata la soldataglia agli ordini di Mladic, viene raccontato in questo breve brano tratto da “Srebrenica. La giustizia negata” di Luca Leone e Riccardo Noury.
“Tra il 2005 e il 2014, i tribunali locali hanno esaminato solo cin­quanta casi di stupro. Un numero irrisorio. La giustizia è dunque una chimera. Nonostante sia ciò da cui poter davvero ripartire. Lo spiega bene ‘Aida’: “Il mio più grande desiderio è che lo arrestino. In quel momento sarò felice. Non riesco a vivere normalmente finché non accade. Quella persona è responsabile di tutto ciò che di negativo è accaduto nella mia vita. È entrato in casa nostra. Mi ha presa davanti ai miei genitori e mi ha portato in una stanza dove mi ha violentata. Poi ha legato le mani di mio padre con un laccio e lo ha portato via. Infine, ha incendiato la nostra abita­zione. Ogni giorno è peggio. Non riesco a cancellare niente dalla mia memoria, se non lo arrestano”.
Secondo Luca Leone, autore di ben sette libri (sei dei quali per la Infinito edizioni) sulla Bosnia Erzegovina, due dei quali dedicati al genocidio di Srebrenica (“Srebrenica. I giorni della vergogna” e “Srebrenica. La giustizia negata”), “è difficile, se non impossibile, pensare al momento che entro il dicembre del 2017 si arrivi alla lettura della sentenza di secondo grado nel processo contro Mladić. Il pessimismo deriva dal fatto che il procedimento contro l’altro grande accusato, l’ex presidente serbo-bosniaco Radovan Karadžić, è in corso da ormai sette anni e non si è ancora arrivati a sentenza di primo grado. La condanna di Mladić sembrerebbe scontata, viste anche le due sentenze del Tpi (2001 e 2004) ai danni del numero due a Srebrenica di Mladić, ovvero Radislav Krstić, condannato sia in primo che in secondo grado (prima a 46, poi a 35 anni di reclusione) per il genocidio di Srebrenica. È però difficile poter avere certezze al momento sulla condanna di Mladić poiché la giurisprudenza del Tpi ultimamente sembra cambiata nel senso di attribuire il grosso delle responsabilità a chi fece le scelte politiche, sgravando, incredibilmente, di colpe gli esecutori militari e materiali di quelle decisioni. Per questo e per tanti altri motivi la condanna di Mladić, che pure sembra una formalità, non potrà essere data per scontata fintantoché non si arrivi a sentenza di secondo grado. Ma, ripeto, è impensabile, al momento, che questo avvenga entro la fine del 2017. E se la parola dovesse passare ai tribunali bosniaci è probabile che giustizia, visto lo stato pietoso in cui versa la giustizia in Bosnia Erzegovina, non sarà mai fatta”.

martedì 12 maggio 2015

Zelenkovac: the crowdfunding

Three young directors, Daniele Canepa, Luca Fiorato and Michele Giuseppone, realized the amazing documentary “Zelenkovac”, dedicated to an ecotouristic village located in Bosniac mountains. The film is ready and has been sent to lots of cultural film festivals; the directors want more: they are looking for a great project to spread the message strongly: a book plus DVD about this incredible story.
Book plus DVD would be published by Infinito edizioni, the only italian publisher specialized about Bosnia, the first one with an author, Luca Leone, that wrote a great reportage about Srebrenica’s genocide called, Srebrenica. I giorni della vergogna, now also in English e-book Srebrenica. The days of shame.
If you want to help Zelenkovac documentary and support this important and unique project, please click here: https://www.indiegogo.com/projects/zelenkovac-documentary/  and follow the instruction.
The goal is 3.500 € and it’s very near: 60% of the sum has been already collected, but time is quite over, only 35 days left to the end.
Thank you for help and attention. You could watch this trailer to have an idea about Zelenkovac documentary.
Thank you all.

venerdì 8 maggio 2015

“Zelenkovac”: un crowdfunding per aiutare tre giovani registi a realizzare il loro sogno

Tre giovani autori cinematografici genovesi – Daniele Canepa, Luca Fiorato, Michele Giuseppone – hanno realizzato un ottimo documentario dal titolo “Zelenkovac”, dedicato a un (rarissimo, se non unico) villaggio ecoturistico situato tra le montagne della Bosnia.
Nel progetto, tra i protagonisti in video, c’è anche lo scrittore e giornalista Luca Leone, autore per Infinito edizioni di alcuni libri considerati pietre miliari nella comprensione del conflitto in Bosnia Erzegovina del 1992-1995 e del dopo-guerra.
Il film è pronto e gli autori lo stanno inviando a diversi festival di cinema.
Il progetto, però, prevede un ambizioso step in più: pubblicare il documentario in un cofanetto libro+DVD, edito dalla casa editrice Infinito edizioni.
Per raggiungere l’obiettivo, invero piuttosto costoso ma decisamente meritevole, i tre autori hanno attivato un crowdfunding.
Per far partire il progetto di pubblicazione c’è bisogno di un sostegno finanziario pari a 3.500 euro, che andrà a coprire una minima parte delle spese. Per questo i tre autori hanno attivato la pagina di crowdfunding
https://www.indiegogo.com/projects/zelenkovac-documentary/
per chiedere un contributo, che sarà reso sotto forma di materiali dedicati ai contributori.
Per contribuire (e avere il cofanetto, per il quale, se partirà la pubblicazione, si prevede l'uscita a fine anno), basta compiere i seguenti passi:
1. Andare sulla sezione SELECT A PERK (posizionata a destra, a metà pagina circa) e cliccare su una delle opzioni di donazione;
2.  Da lì, si apre un’altra pagina: fatela scorrere verso il basso e troverete le caselle nelle quali dovrete inserire i vostri dati (essenzialmente e-mail e indirizzo di casa al quale desiderate venga inviato il cofanetto).
NB: la casella “Address line 1” richiede il numero civico; la casella “Address line 2” richiede il nome della via/piazza.
3. Completata la mini-anagrafica, inserite i dati della vostra PayPal, PostePay, carta di credito, ecc.
4.  Se siete arrivati fino al punto 3, potete aiutare ulteriormente i tre giovani autori condividendo questo messaggio con amici, conoscenti e persone interessate. In tale modo li aiuterete a raggiungere la soglia minima di 3.500 euro.
Sulla pagina del crowdfunding è presente il trailer del documentario, oltre a una breve descrizione dello stesso: in tale modo, le persone che non conoscono “Zelenkovac” potranno farsi un’idea dei contenuti.

Che cosa succede se non viene raggiunta la soglia minima?
Affinché il crowdfunding vada a buon fine, deve essere almeno raggiunta la soglia indicata dagli autori (i 3.500 euro). In caso contrario, il sito di crowdfunding renderà i soldi donati. Il contributore quindi non rischia alcuna truffa o remissione economica.

Al momento, il 60 per cento circa della somma è stato raggiunto. Manca il colpo di reni finale.
La sede ligure del Tg3 della Rai ha dato rilievo all’iniziativa di Daniele, Luca e Michele. A questo link potete seguire il servizio (dal minuto 16:50 circa):

Grazie per l’attenzione.

giovedì 16 aprile 2015

Srebrenica. The Days of Shame, finally in English

Srebrenica represents a dark and painful chapter in late twentieth-century European history. Here, a still unknown number of Bosnian Muslim citizens were tortured and killed in July 1995. About 8.500 deaths have so far been confirmed, but survivors say 10.701 people died as a result of the blind and racist violence of the Bosnian Serb army led by Ratko Mladic’ and mainly Serb paramilitary forces, as the Dutch UN Peacekeepers and, with them, the entire international community, stood by and did nothing. Srebrenica has been defined ‘genocide’ by various international rulings, the first of which was handed down in April 2004. However, today some people continue to deny what happend, even in the knowledge that they are lying. “Srebrenica. The Days ofShame” is the first book ever published in Italy about this genocide, the first in Europe since the Holocaust. This is the fourth edition of the book, updated following the capture of Mladic’ (May 2011) and his consignment to the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (ICTY).  

“There are no mitigating circumstances for Mladić’s full responsibility in the Srebrenica genocide, but the trial of the former general can shed light on the truth and clarify any co-responsibilities for what is and will always remain one of the most dramatic pages in the history of crime in modern and democratic Europe.About the full responsibility of Mladic’ in the genocide of Srebrenica there aren’t mitigating, but the process against the ex-general could shed light on the truth and clarify any co-responsibility in a fact that is and will always remain, one of the most dramatic pages of criminal acts in the modern and democratic Europe.” (Carla Del Ponte, ex Chief Prosecutor of the International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia)


“When my friend and great human rights activist Luca Leone wrote the first edition of this book commemorating the Srebrenica genocide he, I and many others hoped that the days of shame would be just that – a matter of 'days'. That truth and justice would be served quickly. From one edition to the next  the 'days' have become 'years’ of shame: those up to now, to which the three years prior to 1995 should be added.” (Riccardo Noury, Spokesman for Amnesty International Italy).

giovedì 30 ottobre 2014

I BASTARDI DI SARAJEVO SU IL MOMENTO DI SCRIVERE. RECENSIONE, INTERVISTA E UN ESTRATTO IN SUPER ESCLUSIVA




Il nuovo libro di Luca Leone, I bastardi di Sarajevo, è stato recensito sul sito Il momento di scrivere.
A questo link troverete una recensione affinatissima e approfondita che denota la lettura appassionata del redattore Salvatore Albano, che ringraziamo enormemente per disponibilità e professionalità.
La recensione è seguita da un'intervista per conoscere meglio Luca Leone e ciò che si era prefigurato con la pubblicazione del suo libro. Si parla tanto della Bosnia, quindi, e di come sia nato questo intenso e forte amore per un Paese di cui tanti non conoscono la storia, nonostante sia separato dall'Italia da un'effimera lingua di mare.
Grazie allo spazio dedicato a Infinito edizioni, tramite il sito Il momento di scrivere è possibile scaricare un estratto del libro in super esclusiva.
Speriamo che piaccia e che incuriosisca tanti lettori e li invogli ad entrare in questa Bosnia gotica e in balìa della corruzione, descritta così bene dalla sagace penna di Luca Leone, tra cruda realtà e black humour.

"I bastardi di Sarajevo è un libro che chiunque legge si porta dentro, non come un pesante fardello, ma come un monito, un altolà che mette in guardia da quella crudeltà che solo l’essere umano può mettere in atto". (Salvatore Albano, Il momento di scrivere)

-Stay tuned-
Infinito edizioni 

venerdì 24 ottobre 2014

Intervista a Luca Leone su I bastardi di Sarajevo 
by @Piacerescrivere


Alla vigilia della prima presentazione del nuovo libro di Luca Leone I bastardi di Sarajevo è stata pubblicata un'intervista fantastica, firmata ancora una volta da Il paicere di scrivere, ditetro cui si cela la saggia penna di Annarita Faggioni.
Ringraziamo per le domande assolutamente originali, toste e ricche di spunti, ai quali il nostro Luca Leone non ha saputo resistere, rispondendo con gusto e molto piacere...di scrivere appunto!
Per chi volesse leggere l'intervista potrà cliccare su questo link.
Buona lettura e buon fine settimana a tutti!

 Se domani siete a Milano o nelle vicinanze venite a trovarci alla Libreria Paoline di via Francesco Albani,21 alle 18,30! Incontrerete l'autore, che dopo la presentazione del libro sarà disponibile per dediche e autografi.

Vi aspettiamo!

-Stay tuned-
Infinito edizioni

giovedì 17 maggio 2012

Infinito edizioni – Nuovo in libreria

(pag. 170, € 14,00)

di Elvira Mujčić
prefazione di
Jasmina Tešanović


Ana, la protagonista di questa vicenda, è un’adolescente moldova catapultata in Italia che improvvisamente si rende conto di non sapersi esprimere totalmente né in italiano né in moldavo.

“C’è un detto secondo cui un uomo che parla due lingue vale due uomini. E quello che parla metà di una e metà di un'altra, vale un uomo? O ne vale mezzo?”, si chiede Ana, un’adolescente moldova catapultata in Italia, nel momento in cui si rende conto di non sapersi esprimere totalmente né in italiano né in moldavo.

Protagonista di questo libro è la lingua con il suo potere evocativo e al contempo alienante; la lingua che accoglie e respinge. L’incapacità di esprimersi si tramuta in difficoltà di esistere, ma con la possibilità di reinventarsi.

Ana vive passo dopo passo il doloroso passaggio da una lingua all’altra, che non è un semplice cambio di simboli e significati, ma è una ricerca emozionale tra le ibridazioni dell’Io.

“Forse non parlare e non capire una lingua è un po’ come perdere uno dei cinque sensi. O forse, più probabilmente, è come perdere un pochino di ogni senso. Come se la realtà fosse percepita solo a metà e il resto andasse perso nella confusione. Inoltre, il mio non voler parlare era anche il mio non voler vivere qui, non volermi interessare di nulla e lasciare che il mondo se ne andasse per i fatti suoi, senza che io ne dovessi fare parte…”.

“Crescere sradicati, in un altro Paese, alieno, in una lingua sconosciuta, più che problemi umani provoca problemi sovrumani, extraterrestri.. Il dramma della lingua, delle parole nascita e rinascita è antico quanto l’essere umano. Domare la lingua è come cavalcare un cavallo selvaggio. È difficile per tutti, ma ancor più per le donne, per le donne straniere, che scrivono nella lingua non materna. Elvira è riuscita a farmi stringere il cuore, come ha fatto Elsa Morante a darmi quell’energia extra: tutt’e due con il virus della parola nomade, che si trasmette da una lingua all’altra. La lingua è contagiosa, attenti, tutti voi che prendete in mano i libri di letteratura! Mordono!”. (Jasmina Tešanović)

L’autrice
ELVIRA MUJČIĆ è nata in Serbia nel 1980; è vissuta a Srebrenica, in Bosnia, fino al 1992, quando ha iniziato il suo girovagare per stabilirsi, infine, a Roma.
Laureata in Lingue e letterature straniere, scrittrice e traduttrice letteraria, ha scritto pezzi teatrali, saggi e reportage per diverse riviste italiane.
Per i tipi di Baldini, Castoldi & Dalai ha tradotto in italiano Il letto di Frida di Slavenka Drakulić. Con Infinito edizioni ha pubblicato Al di là del caos (2007), E se Fuad avesse avuto la dinamite? (2009) e l’e-book Sarajevo: la storia di un piccolo tradimento (2011).

Per informazioni, Infinito edizioni: 06/93162414
Maria Cecilia Castagna: 320/3524918

lunedì 20 febbraio 2012


Infinito edizioni vi invita alla presentazione
In anteprima nazionale del libro+dvd

ADISA O LA STORIA DEI MILLE ANNI
Un viaggio emozionante nel misterioso popolo Rom della Bosnia
(pag. 128, € 16,00)

di Massimo D’orzi
Prefazione di Silvio Soldini
Introduzione di Fabrizio Grosoli
Postfazione di Riccardo Noury
Con testi di Predrag Matvejević, Paola Traverso e Silvia Angrisani

Giovedì 23 febbraio
presso il Cinema Aquila
Via L’Aquila 68 – Roma
Doppia proiezione, ore 20.30 e ore 22.30 – ingresso € 5,00

Interverranno con Massimo D’orzi, Riccardo Noury (Amnesty International) e Carlo Stasolla (associazione 21 luglio) e Paola Traverso (montatrice del film).

“Adisa o la storia dei mille anni”, ambientato in una Bosnia Erzegovina ancora lacerata dalle ferite della guerra, racconta un viaggio attraverso uomini, donne, bambini appartenenti al popolo Rom. Un popolo per noi ancora oggi misterioso e sconosciuto, oggetto di discriminazioni e violazioni dei più basilari diritti umani.

“I Rom hanno vissuto la loro Shoah. Spesso si dimentica che furono uccisi a decine di migliaia nei campi di sterminio nazisti, insieme agli Ebrei. Il loro modo di vivere non è vietato dalla legge, ma sono sottoposti a stretti controlli. Questo capita in vari tempi, in diversi Paesi. Non si sa con esattezza quanti siano i Rom residenti in ciascuno Stato. Sappiamo però che in alcuni sono numerosi, soprattutto nei Balcani orientali. Ma un numero ancora più consistente di essi è ‘sempre in cammino’. Chissà da dove vengono o dove vanno; ignoriamo se  partono o tornano”. (Predrag Matvejević)

“La ‘condizione’ sociale di questa comunità, nelle sue durezze e tragedie, nel suo isolamento frutto di discriminazioni, ma anche nei sogni perduti di un passato mitico e favoloso, viene fuori da parole piene di dignità, ma ancora di più dagli elementi ‘antropologici’ e dalle suggestioni visive che la camera riesce sottilmente a catturare: il fuoco, le ombre, il contrasto tra luce e oscurità, gli arcaici strumenti musicali, le pieghe dei volti e ancora, su tutti, l’incredibile e insondabile sguardo di Adisa”. (Fabrizio Grosoli)

Con il patrocinio di: Amnesty International, Associazione 21 luglio
e Associazione per i popoli minacciati.

Il Gigante Cinema  ringrazia l’associazione U.N.I.R.S.I. per il supporto dato alla realizzazione del film

L’autore
Massimo D’orzi, regista, ha al suo attivo, tra gli altri, i cortometraggi “La mano rossa” (1997) e “La rosa più bella del nostro giardino” (2003), il film intervista a Marco Bellocchio “L’immagine della ribellione” (2002), i documentari “Improvvisando” (2008), “Ombre di luce” (2010) e “Ribelli!” (2011), oltre ad “Adisa o la storia dei mille anni”, già distribuito in Francia e nei Paesi francofoni, e al lungometraggio di finzione “Sàmara” (2009, in collaborazione con il C.S.C.). Ha firmato una decina di regie teatrali. Ha pubblicato il libro + Dvd “Ribelli!” (Infinito edizioni, 2011). “Adisa” è il secondo libro+Dvd della sua Trilogia della Resistenza.

Per informazioni, Infinito edizioni: 06/93162414
Maria Cecilia Castagna: 320/3524918