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giovedì 9 luglio 2015

Nuovo in libreria: Racconto a due voci, di Raffaella Greco Tonegutti e Giordana Morandini

Infinito edizioni – nuovo in libreria
Racconto a due voci
(€ 12,00, pag. 96)
Di Raffaella Greco Tonegutti e Giordana Morandini
Prefazione di Sonia Bergamasco

Madame Isabel e Maddalena si conoscono e interagiscono davanti al tavolo della cucina di Madame Isabel, in una Bruxelles grigia e impersonale. Madame Isabel è una migrante spagnola, arrivata in Belgio in fuga dalla repressione della Spagna franchista e segnata da una vita di fatica e tentativi di integrazione, mantiene vivo nel cuore il ricordo del marito minatore prematuramente scomparso. Maddalena è una giovane italiana che si trova all’estero per motivi di studio. Le due donne – nella casa accogliente di Madame Isabel con i caratteristici mattoncini rossi – intrecciano una stretta confidenza e familiarità tra le loro vite e storie, seppure così diverse e lontane. Il ventre dell’Europa e la tavola intorno a cui si accomodano tanti giovani di passaggio in cerca di opportunità servono da sfondo alla relazione tra migrazioni antiche e moderni spostamenti nello spazio Schengen, in un dialogo tra donne in movimento che ricostruisce il senso della perdita, dell’appartenenza e della scelta.
“La storia è quella di un incontro che fa germogliare altre possibilità di incontro e di ascolto. Vite e storie che si avvicinano, per invenzione e necessità, alla ger­minazione di storie della fiaba orientale. Una Mille e una notte del Nord, in una Bruxelles abitata, condivisa e patita da uomini e donne in cammino, segnata da storie di emigrazione, di fatica, di adattamento e di differenza”. (Sonia Bergamasco)
Le autrici
Raffaella Greco Tonegutti (Roma, 1979) è consulente della Commissione Europea e delle Nazioni Unite sui temi della migrazione e dei diritti umani. Vive tra Roma e l'Africa, dove passa gran parte dell'anno lavorando con e per le popolazioni migranti.
Giordana Morandini Morandini (Roma, 1984), laureata in Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, è un’attrice formata all'AIAD che attualmente lavora con il teatro Quirino di Roma e collabora con il drammaturgo Fabio Mureddu.

giovedì 2 luglio 2015

Nuovo in libreria "Aigues-Mortes, il massacro degli Italiani" di Enzo Barnabà

Infinito edizioni – nuovo in libreria
Di Enzo Barnabà
Prefazione di Stefania Parmeggiani - Introduzione di Giuseppe Carlo Marino
Postfazione di Gian Antonio Stella - Con un testo di Alessandro Natta


Quando gli emigranti eravamo noi

Aigues-Mortes è un piccolo comune della Francia del sud circondato dagli stagni della Camargue e da ampi territori paludosi. Dalle paludi si estrae il sale, il prezioso oro bianco, che rappresenta la vera ricchezza del paese. Il lavoro nelle saline è durissimo, pagato con pochi franchi al giorno e non mancano le rivalità tra gli operai francesi e quelli italiani stagionali, accusati dai francesi di essere preferiti dai proprietari delle saline.
È il 17 agosto del 1893 ed è iniziata la faticosa fase della raccolta e trasporto del sale: alcuni scontri tra lavoratori francesi e italiani registrati il giorno precedente aizzano la folla aizzata nella caccia all’italiano. Dieci lavoratori – la maggior parte provenienti dalle campagne del cuneese – resteranno uccisi, tantissimi i feriti. Un episodio di feroce razzismo avvenuto quando gli emigranti eravamo noi e su cui è sceso per decenni un velo di silenzio e di omertà.
“Il libro di Enzo Barnabà è una boccata d’ossigeno. Perché solo ricordando che siamo stati un popolo di emigranti vittime di odio razzista si può evitare che oggi, domani o dopodomani si ripetano altre cacce all’uomo. Mai più Aigues-Mortes. Mai più”. (Gian Antonio Stella)
“Leggendo questo libro vedrete il massacro di Aigues-Mortes con altri occhi, come prodotto non solo della crudeltà di quegli anni e della guerra tra poveri che si consumava nelle saline francesi, ma anche come la conseguenza drammatica di una visione distorta e semplificata degli emigrati italiani. Capirete quanto può essere devastante uno stereotipo e l’uso politico che ne viene fatto, come la cronaca possa essere manipolata a beneficio delle politiche di un Paese, di un governo o di una parte politica”. (Stefania Parmeggiani)

“Barnabà restituisce appieno alla memoria, tramite un encomiabile lavoro di ricerca, quel che fu in Francia, ad Aigues-Mortes, il 17 agosto 1893, una sorta di pogrom, più propriamente un massacro”. (Giuseppe Carlo Marino)

martedì 17 marzo 2015

Un articolo di Enzo Barnabà sul partigiano Ciro a settant'anni dalla sua morte

Il 17 marzo 1945 – settant’anni fa – ai lampioni del Campedèl, la piazza principale di Belluno venivano impiccati quattro partigiani. Il loro capo era il siciliano ventiquattrenne Salvatore Cacciatore, nome di battaglia “Ciro”, che affrontò la morte con una dignità e un coraggio fuori del comune. I nazisti avevano consegnato al più giovane dei quattro una corda alla quale egli avrebbe dovuto fare un nodo scorsoio che avrebbe poi infilato al collo del suo capo. I due furono fatti salire su due scale che erano state appoggiate a un lampione e il ragazzo si mise all’opera. Fece vari infruttuosi tentativi: era terrorizzato e le mani gli tremavano in continuazione. Guardò il capo come per chiedere aiuto. “Ciro” gli disse qualcosa e lo incoraggiò con lo sguardo mentre egli faceva l’ennesimo tentativo. Quando finalmente il cappio fu pronto, fu lo stesso condannato a porgere la testa. 
Dopo la Liberazione, il luogo cambierà nome e si chiamerà Piazza dei Martiri. Il giorno del settantesimo anniversario dell’evento, un corteo, guidato dal sindaco di Belluno, partirà alle ore 10 dalla caserma Jacopo Tasso, dove la Gestapo aveva torturato invano “Ciro” per un intero mese, e raggiungerà il bel monumento alla Resistenza, scolpito da Murer, posto ai piedi dei quattro lampioni.
Va ricordata una grave responsabilità dello Stato italiano. La notizia della morte di “Ciro” non fu mai comunicata ai familiari. Il figlio, i genitori, la ragazza che aveva lasciato incinta in Sicilia e che avrebbe dovuto sposare per procura, i fratelli, ecc. hanno sempre pensato che Salvatore fosse morto in Russia. La verità è venuta fuori più di sessant’anni dopo, grazie alle pagine dedicate a “Ciro” da Matteo Collura nel libro “L’Isola senza Ponte” (Longanesi, 2007) e al romanzo storico che la vicenda ha ispirato ad Enzo Barnabà (lo scrittore che già negli anni 1970 aveva pubblicato alcuni articoli sull’argomento): “Il Partigiano di Piazza dei Martiri. Storia del siciliano che combattè i nazisti e finì appeso a un lampione”, (Infinito edizioni, 2013). La letteratura ha colmato il vuoto lasciato dalla burocrazia. La Sicilia ha ritrovato uno dei suoi tanti figli che hanno contribuito alla Resistenza contro il nazifascismo. Aragona, in provincia di Agrigento, il paese in cui è nato Cacciatore, ha potuto dedicargli il centro culturale ricavato da una magnifica chiesa barocca abbandonata. “Il Partigiano di Piazza dei Martiri” è stato prescelto quale testo di riferimento, in questo anno scolastico, nel Progetto Lettura Pensata della provincia di Belluno, cosa che sta permettendo a tanti studenti di conoscere la figura di “Ciro” e, nello stesso tempo, alcune delle pagine più significative dell’epopea resistenziale nella loro zona.