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Visualizzazione post con etichetta I labirinti del male. Mostra tutti i post
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giovedì 5 marzo 2015

La nostra autrice Rossella Diaz risponde a #8marzoxché

Abbiamo chiesto ai nostri autori e a voci importanti del giornalismo e dell’attivismo sociale cosa ne pensano della Festa della Donna ponendo loro due domande. Ogni giorno pubblichiamo le loro risposte, in modo da arrivare all’8 marzo più consapevoli. L’hashtag di riferimento per questa iniziativa sarà #8marzoxché.

L’8 marzo è la Giornata Internazionale della Donna, ufficializzata dall’Onu nel 1977 come data simbolo per rendere omaggio alle lotte e ai sacrifici della donne che, dall’inizio del 1900, e ancora oggi, lottano per avere pari diritti e per opporsi strenuamente a discriminazioni e violenza. Ha ancora senso, nel 2015, festeggiare la festa della donna, oppure è un’arma a doppio taglio?

“Ho sempre ritenuto corretto pensare che l’8 marzo fosse la ‘Giornata Internazionale della Donna’ e non la ‘festa della donna’, poiché non c’è nulla da festeggiare… anzi, c’è ancora tanto da conquistare… soprattutto per avere le stesse opportunità degli uomini, senza rinunciare o insabbiare per questo, le nostre peculiarità femminili. Quello che le nostre madri e le nostre nonne hanno ottenuto in passato in merito alle conquiste dei diritti è abbastanza, ma non è tutto. Inoltre è triste rilevare come la nostra generazione stia di fatto perdendo terreno sul tema dei diritti, sempre più sbiadito appare il primo articolo della Costituzione: ‘L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro’. Lo si nota quando in un colloquio di lavoro, la prima domanda che ci viene rivolta è: ‘Ha dei figli, intende averne a breve?’ Personalmente ritengo il metodo delle quote rosa (che ‘impone dall’alto’ la partecipazione delle donne) una realtà positiva se considerata in fase transitoria,  auspicando per il futuro una società sempre meno miope e patriarcale e che la preparazione femminile possa trovare luoghi e spazi per esprimersi senza ‘vie preferenziali’ imposte. È ovvio che per ottenere una reale parità fra i sessi debba avvenire una trasformazione cultu­rale profonda. È allarmante constatare che il 70% dei femminicidi  e violenze di genere avvenga per opera di mariti, padri, ex fidanzati, compagni… persone che dovrebbero tutelare, amare, rispettare, e che invece con ferocia tolgono di mezzo chi, ai loro occhi, è diventato solo un ostacolo. Abbiamo bisogno di rinnovare i linguaggi, affettivi e viscerali. Il rispetto della vita umana deve essere rimarcato a gran voce e in modo sempre più esplicito, da chi ci governa e dalla società civile. Mi auguro che le istituzioni possano tutelarci e appoggiarci nel percorso di conquista dei diritti, contrastando e rinnegando con fermezza le discriminazioni di genere di cui tutte noi siamo ancora testimoni, e con cui dobbiamo fare i conti…anche nel 2015”.

Come si può evitare che le donne, soprattutto le ragazze giovani, identifichino l’8 marzo con la mimosa e non con il vero significato della festa?

“L'8 marzo, da sempre, è stata una giornata di lotta. Nel 1908 a New York, il proprietario dell’industria tessile Cotton, Mr. Johnson, decise di appiccare il fuoco al suo stabilimento, poiché le operaie stavano scioperando per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Purtroppo 129 donne morirono, soffocate dal fumo e arse dalle fiamme. La ‘Giornata Internazionale della Donna’ venne in seguito istituita durante la Conferenza dei movimenti femminili, su proposta di Rose Luxemburg, socialista tedesca sostenitrice dei diritti delle donne. L’idea di associare la mimosa a questa giornata, è di Teresa Mattei  e Rita Montagnana, due importanti e storiche attiviste dell’Udi. Un fiore fragile all’apparenza, ma capace di attecchire anche in aridi terreni. Come la caparbietà femminile. Fortunatamente negli anni passati (e anche oggi, in misura minore) non sono mancati eventi a sostegno di questa giornata a cominciare dalle associazioni femministe che, con dedizione, hanno cercato (e tutt’oggi cercano), di riportare l’attenzione sul reale valore dell’8 marzo. Attualmente però, non possiamo negare che la ‘festa della donna’ sia attesa principalmente dai commercianti, che vedono incrementare in questa giornata il loro volume di affari ed è innegabile che sia andato perduto il vero significato della ricorrenza, in cui frotte di donne si radunano tra loro per ‘festeggiare’ non si sa nemmeno cosa. Come si può evitare che le donne, soprattutto le ragazze giovani, identifichino l’8 marzo con la mimosa e non con il vero significato della festa? Non c’è una risposta oggettiva a tale questione, è inevitabile che la società stia attraversando un momento di particolare crisi di valori. Forse sarebbe importante che le stesse donne che animano i locali l’8 marzo, tra un brindisi e l’altro, si chiedano se è proprio necessario ‘darsi alla pazza gioia’, per poi tornare a dimenticarsene per il resto del tempo. Non sarebbe meglio essere consapevoli ogni giorno, dell’importanza del ruolo femminile nella società, con la giusta sensibilità e coerenza? Cerchiamo di esserne coscienti. #8marzoxché”. (Rossella Diaz, autrice di Non succederà mai più e I labirinti del male, con Luciano Garofano)

mercoledì 12 novembre 2014


I LABIRINTI DEL MALE SU @CRITICALETTERARIA



Il libro I labirinti del male di Luciano GaroFnao e Rossella Diaz è stato recensito sull'importante sito @CriticaLetteraria. Il commento è dettagliatissimo e ricco di spunti su cui riflettere. Ringraziameo enormemente Cristina Coronelli per aver scelto la lettura del nostro libro. 
Qui di seguito una parte della recensione, che potrete leggere integralmente cliccando su questo link


"La società occidentale del nostro tempo è connotata da un inquietante crescendo di violenza, che si declina attraverso una gamma oltremodo composita di sfumature dove subdolo e palese s'intrecciano e a tratti si confondono, finendo spesso per accecare le coscienze già indebolite da una carenza di valori solidi e coerenti che esortino a chiamarsi fuori dallo svilimento della vita (non solo umana) in nome di una presunta sopravvivenza di stampo esclusivamente materialistico, dove tutto è concesso senza un rigurgito etico di qualsivoglia natura.
L'asservimento della coscienza umana ai labirinti del male ha innescato un meccanismo perverso, complice forse anche la manipolazione occulta (o storpiatura che dir si voglia, ma questa è solo una considerazione a margine di chi scrive, che esula dai contenuti del libro) di alcune teorie religioso-spirituali della tradizione orientale, così come della tradizione giudaico-cristiana, che esortano a non giudicare. Tale meccanismo ha progressivamente scardinato la capacità di discernere fra l'esercizio del senso critico e l'assenza di giudizio. Una coscienza debole (o indebolita) e confusa privilegerà necessariamente il sentiero più comodo che, nella fattispecie, si delinea in un'assenza di giudizio figlia dell'ignavia, dell'indifferenza e soprattutto di una presunta tolleranza e apertura mentale verso ciò che asseconda le istanze più sordide, viziose e basse delle proprie pulsioni egoiche. Poiché si tratta di uno schema comportamentale spesso attuato in modo inconsapevole, è molto difficile arginarlo e limitarne le conseguenze drammatiche, di cui siamo inermi spettatori nei numerosi comparti del vissuto umano...."

Continua sul sito di CriticaLetteraria

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-Infinito edizioni-