Translate

lunedì 31 ottobre 2016

1 novembre, World Vegan Day

Il 1 novembre si festeggia la Giornata Mondiale Vegan: questa data ricorda l’anniversario della coniazione del termine vegan e della fondazione nel Regno Unito della Vegan Society nel 1944, di cui era promotore l’attivista inglese Donald Watson.
Il veganismo è considerato una filosofia di vita basata sul rifiuto di ogni sfruttamento animale, non solo nel cibo, ma anche per quanto riguarda abbigliamento, spettacolo, sperimentazione e caccia.
In particolare, la dieta vegana differisce da quella vegetariana in quanto non solo esclude le carni, ma anche ogni prodotto di provenienza animale, come latte e derivati, uova e miele. Gli alimenti ammessi sono cereali, legumi, verdura, frutta, alghe e funghi.

Si possono riassumere i principi e i benefici principali del veganismo in tre parti: l’etica per la salvaguardia della sofferenza animale, la preservazione dell’ambiente, con il risparmio del 90% delle risorse per la produzione di cibo e diminuzione dell’inquinamento; infine l’aspetto nutrizionale e salutare, poiché una dieta vegana aiuta a curare e a prevenire alcune delle malattie che hanno maggiori percentuali di morte nei Paesi industrializzati, come patologie cardiovascolari, cancro e obesità.

Dolcetto o scherzetto?

L’origine della festa di Halloween unisce tradizioni della Chiesa cattolica e riti precedenti, soprattutto del mondo anglosassone. Infatti, secondo varie fonti, il termine Halloween sarebbe la contrazione della frase "All Hallows Eve" ovvero la notte di Ognissanti festeggiata il 31 ottobre.

Narra la leggenda, riportata dal sito www.halloween.it, che gli spiriti di chi è morto durante l'anno, prima di andare definitivamente nell’aldilà, tornino nel mondo dei vivi la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l'anno successivo.
I Celti credevano che in questa magica notte tutte le leggi fisiche che regolano lo spazio e il tempo venissero sospese, rendendo possibile la fusione del mondo reale e dell'aldilà.
Per questo motivo si usava rendere le case fredde e indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini e travestirsi da mostri andando tra le case per far scappare gli spiriti.

La tradizione di “dolcetto o scherzetto” (in inglese "trick-or-treat"), sembra che abbia origine non dai Celti ma da una pratica europea del nono secolo d.C. chiamata in inglese "souling" che significa qualcosa come "elemosinare anima".
Il 2 novembre i primi Cristiani vagavano tra i villaggi elemosinando per un po’ di "pane d'anima" dolce di forma quadrata con l'uva passa. Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori.
A quell'epoca si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo dopo la morte e che le preghiere anche fatte da estranei potessero rendere più veloce il passaggio in paradiso.

Infine i colori che vengono usati per ricordare Halloween sono l’arancione e il nero, questo perché secondo il calendario celtico il 31 ottobre cadeva anche la fine dell'estate, e questo veniva rappresentato con l'arancio che ricorda la mietitura e la fine dell'estate mentre il nero simboleggia l'imminente buio dell'inverno.


domenica 23 ottobre 2016

I misteri di #Caporetto con Daniele Zanon

Che cosa è successo esattamente a Caporetto, il 24 ottobre 1917? Quel che si dice è che l’esercito italiano, impreparato a una guerra difensiva e duramente provato dalle precedenti undici battaglie dell’Isonzo, non resse lo sfondamento austriaco. E fu la disfatta.
In realtà, alcuni giorni prima di quel fatidico disastro uno o più disertori dell’esercito austriaco fornirono i dettagli del piano d’attacco austriaco allo stato maggiore italiano. Ma quelle informazioni non furono prese in considerazione dal generale Luigi Cadorna e dagli altri ufficiali italiani. Parte di quel che accadde dalle 2,00 della notte del 24 ottobre 1917 è ancora oggi avvolto nel mistero. Lì però c’erano dei testimoni. Tra cui Nina, una ragazzina di 17 anni. Che racconta la sua versione in Nina nella Grande Guerra che non è semplicemente un romanzo, ma è un pezzo fondamentale della storia d’Italia.

“Questo libro è un thriller caleidoscopico sospeso tra storia e memoria”. (Dario Ricci)

mercoledì 19 ottobre 2016

Pillole di storia, la liberazione di Belgrado 20-21 ottobre 1944

Ripercorriamo i giorni della liberazione di Belgrado con la ricostruzione a cura del nostro autore Bruno Maran in Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti.

“Così il colonnello partigiano Jovan Vujosević descrive il ruolo dei combattenti italiani: ”Gli infaticabili garibaldini giunsero a metà ottobre alle falde del monte Avala, alla periferia della capitale; erano circa cinquecento i combattenti anti-fascisti italiani.
Poco prima di giungere davanti a Belgrado osservavo la colonna in marcia: per le loro qualità morali e combattive, per armamento e ritmo nella marcia, per l’entusiasmo erano combattenti degni d’ammirazione. I battaglioni italiani si aprirono la strada combattendo dall’Avala all’Autocentro, dalla piazza Slavija alla via Kralj Milan, dalla via Četinješka alla Casa del soldato. 
Il battaglione Garibaldi operò sul centro e il Matteotti verso la vecchia centrale elettrica. Dopo due giorni di battaglie di strada i compagni italiani avevano già strappato importanti posizioni ai tedeschi. Via via che si occupavano le parti della città, altri volontari si univano ai due battaglioni: erano italiani che si liberavano dalla prigionia dei tedeschi. I compagni italiani tennero testa per giorni al violento fuoco nemico”.
Così il colonnello partigiano Jovan Vujosević descrive il ruolo dei combattenti del monte Avala, alla periferia della capitale; erano circa cinquecento i combattenti anti-fascisti italiani.

Per saperne di più consigliamo la lettura di Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti che ripercorre gli ultimi decenni della storia jugoslava, anno per anno, giorno per giorno.