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martedì 15 luglio 2014

...SE LA FINALE FOSSE STATA COREA DEL NORD-PORTOGALLO


Un milione e mezzo di visualizzazioni in pochi giorni per un video, caricato su youtube, e attribuito alla tv di regime nordcoreana (fai click qui per visualizzarlo). La Corea del Nord viene indicata come finalista ai mondiali in Brasile assieme al Portogallo, dopo aver sconfitto il Giappone per 7-0, Stati Uniti per 4-0 e Cina per 2-0.
Se ne è parlato in migliaia di blog, e tutte le testate giornalistiche, almeno in rete, ne hanno dato spazio. Chi dice che è un falso, chi dice che è vero. I più lo ritengono, se non altro, plausibile.

Vi spiego perché questo video è un falso, realizzato in tutta probabilità in Corea del Sud.

1. Il video dura sessanta secondi. Appare come l’estratto di un TG flash in perfetto stile occidentale. Non ci sono TG flash in Corea del Nord. Non ci sono notizie, più che altro. Solo propaganda. La propaganda è martellante, lenta, prolissa.
60 secondi, e non di più, è invece il tempo perfetto per un video che su youtube vuole fare milioni di visualizzazioni.

2. Se il regime avesse voluto fare un falso sulla Corea del Nord ai mondiali l’avrebbe fatto come si deve.
La falsificazione storica nella storia del regime nordcoreano è una vera e propria arte e non si fa proprio in questo modo sbrigativo. Si fa sulla carta stampata, innanzitutto, che è più facile ed efficace. Migliaia di libri confezionati, nei decenni, per riscrivere la storia del passato. Se volessero fare un video falso, lo farebbero nel loro stile. Spenderebbero una cifra spropositata (i soldi ce li hanno) e lo farebbero in pompa magna, con tanto di partite intere giocate secondo un copione.  

3. A sostegno del fatto che si tratti di un falso, c’è anche la considerazione del calcio in Nord Corea. La giornalista del video in questione parla dei mondiali come se si trattasse di una notizia fra le tante. Come se in un tg italiano, per esempio, si parlasse della nazionale italiana di Baseball. Invece il calcio in Corea del Nord è lo sport nazionale. A Pyongyang ci sono gli stadi più belli del mondo. Le vittorie calcistiche a livello internazionale sono una vera ossessione per il regime. Basti pensare che ancora oggi viene spesso mandata in onda, per intero, una partita dei mondiali del 1966 dove la squadra nordcoreana sconfisse proprio la nostra Italia per 1-0, entrando per la prima e unica volta agli ottavi di finale.

4. Lo studio televisivo non assomiglia a quelli della tv di regime. La cronista è vestita con un abito troppo occidentale. A far pensare che il video sia stato fatto in Corea del Sud è inoltre, a giudizio degli esperti, l’accento della giornalista. La lingua è la stessa per Corea del Nord e Corea del Sud, ma gli accenti ci sono. Esattamente come nella nostra Italia. 

5. Poco credibile, perfino per un nordcoreano, è la scelta delle squadre e i punteggi con cui vengono battute. Il Giappone, nemico storico del regime, viene sconfitto 7-0. Gli Stati Uniti che sono l’attuale nemico, in quanto grande alleato della sorella del Sud, vengono sconfitti 4-0. Solo 2-0 viene invece sconfitta la Cina, che non è nemica ma è comunque un paese, che pur avendo mollato il vessillo di regime, mantiene una voce autoritaria nelle questioni di politica nordcoreana. Una bella lezione anche a loro, ma moderata.
Il Portogallo aspetta invece la squadra nordcoreana in finale. Sarebbe una bella rivincita per l’umiliazione che questo paese ha fatto vivere alla Corea del Nord in Sud Africa, dove si era realmente qualificata per i gironi iniziali. La squadra del regime venne battuta dal Portogallo per 7-0.
La scelta delle squadre e i risultati delle partite sono esattamente le scelte che avrei fatto anch’io, pensando ai sassolini nelle scarpe del regime, e pensando di fare una parodia. Che è quello che questo video è.

6. Fonti internazionali, dal quartiere internazionale di Pyongyang (persone che vivono a Pyongyang in quanto rappresentanti di organizzazioni internazionali come Save The Childrean, Unicef, Fao…) dichiarano di aver visto il video solo su youtube, come tutto il resto del mondo, e di non averne proprio sentita notizia in Corea del Nord.

7. Se la Corea del Nord non si è qualificata ai mondiali in Brasile, la cosa più plausibile che avrebbe potuto fare Kim Jong-un, e che probabilmente ha fatto, è di non fare parola dei mondiali. Fare finta che i mondiali non ci siano. Il più grande falso storico che si possa compiere è non dire quello che succede. Il silenzio è la più grande arma che il regime usa sul popolo.

Perché si è dato tanto seguito a un falso come questo?

Perché la Corea del Nord è un paese dove l’indagine è impossibile. Dove si può pubblicare quello che si vuole e di certo non arriveranno smentite ufficiali. Pensiamo al gennaio 2014 quando si sparse in rete la notizie dell’uccisione di Jang Song-Taek, zio di Kim Jong-un, fatto sbranare da centoventi cani. Il fatto non è mai successo. Venne inventato da un giornale satirico cinese. Eppure tutti l’hanno dato per vero.
Questo è uno dei limiti della rete. In un attimo la notizia falsa è in tutti i computer del mondo, e la semplice massiccia divulgazione del fatto, ne autentica la veridicità.
L’altro aspetto da considerare è che, avendoci abituato il regime a verità assurde, tutto ci sembra in qualche modo verosimile. Al campo da golf di Pyongyang la guida spiega ai turisti che Kim Jong-il giocò lì una sola volta e chiuse la partita con 18 hole in one. Se è vero questo, allora la Corea del Nord potrebbe pure arrivare in una finale mondiale col Portogallo. Ma l’ennesima assurdità sulla Corea del Nord, sia pur verosimile, non è detto che sia vera. Questo video, non lo è di sicuro. 
Daniele Zanon, autore del libro Mass games. Fuga dalla Corea del Nord (2014)



GERMANIA CAMPIONE DEL MONDO, VINCE IL LIBRO L'ULTIMA BRACCIATA



Si è concluso da poche ore il mondiale di calcio in Brasile che ha visto trionfare, per la quarta volta nella storia, la nazionale tedesca che ha sconfitto l'Argentina. Per i nostri lettori che hanno seguito i mondiali e il nostro gioco Brasile 2014 segnaliamo la super promozione del libro L'ULTIMA BRACCIATA, rappresentativa della Germania! 

lunedì 14 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Carla Del Ponte

Sulla piena responsabilità di Ratko Mladić nel genocidio di Srebrenica non ci sono attenuanti, ma il processo contro l’ex generale potrà fare luce sulla verità e chiarire eventuali corresponsabilità di quella che è e rimarrà per sempre una delle pagine più drammatiche dei fatti criminali nella moderna e democratica Europa. Giustizia per le vittime, i sopravvissuti e ancora, come a Norimberga, perché non si ripeta mai più, never again.

Carla Del Ponte,
Magistrato, diplomatico,

ex Procuratore Capo del Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia

domenica 13 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Paolo Rumiz

Sono passati tanti anni ormai, ma non uno dei problemi della guerra del 1992-1995 è stato risolto. Il potenziale incendiario dell’area è rimasto intatto. Ma il peggio è che non abbiamo risposto a nessuna delle domande scomode sulle nostre responsabilità in quel conflitto nel cortile di casa nostra. Srebrenica è il monumento a questa rimozione interessata. Perché la Nato non è intervenuta? Perché le Nazioni Unite sono scomparse dalla zona di operazioni? A cosa è servito riedificare in pompa magna Srebrenica e ricostruire il ponte di Mostar se i Balcani sono scomparsi dalle agende della politica? Che speranza possiamo promettere a questa gente se non riusciamo a punire i colpevoli? Che democrazia, che sviluppo può rinascere in assenza di giustizia?

Paolo Rumiz,
Giornalista e scrittore

sabato 12 luglio 2014

Srebrenica, 19 anni dopo – pensieri per l’anniversario: Paolo Bergamaschi

Sento ancora i giorni di Srebrenica sulla mia pelle. Per me è impossibile dimenticare quei tragici momenti. Pochi giorni prima ci aveva lasciato Alexander Langer che in parlamento aveva inutilmente cercato di smuovere l'Unione europea dall'inerzia esasperante nei confronti del dramma bosniaco. Quando cadde Srebrenica, però, nessuno si rese immediatamente conto del destino dei suoi abitanti. Le immagini di Mladić  con la resa del contingente olandese della Nazioni Unite che sulla carta avrebbe dovuto proteggere l'enclave avevano causato sconcerto, rabbia e vergogna ma non facevano presagire quello che è poi diventato il più grande crimine contro l'umanità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale. Solo qualche mese dopo cominciarono ad emergere le prime testimonianze sull'eliminazione premeditata della popolazione maschile della città. Ricordo come fosse oggi, durante una cena di lavoro a Sarajevo, l'ambasciatore svizzero che riportava il racconto di un testimone sulle squadre della morte serbo-bosniache che aspettavano con le armi spianate nei boschi sulle alture circostanti i gruppi di profughi sulla strada per Tuzla per compiere il massacro pianificato da tempo con la connivenza imbelle di tutta la comunità internazionale.  Sono poi tornato a Srebrenica in occasione del decennale di quello che il diritto internazionale ha qualificato come genocidio. Eravamo decine di migliaia nel cimitero di Potočari  a commemorare gli scomparsi e a presenziare alla cerimonia funebre delle salme che continuavano ad essere recuperate ed identificate dalle fosse comuni. Troppo tardi. Che almeno quei morti possano prevenire altri crimini contro l'umanità.      

Paolo Bergamaschi,
consigliere presso la commissione Esteri del Parlamento europeo,

musicista, scrittore